Invisibili insieme: assistenti sociali e famiglie ai margini.
Come rendere visibile l’invisibile, per i professionisti del sociale e le famiglie
Ci sono professioni che lavorano sotto i riflettori ed altre che operano
nell’ombra. Quella dell’assistente sociale spesso appartiene alla seconda categoria; una presenza costante nei momenti più fragili della vita delle persone, ma spesso non riconosciuta a pieno, raccontata e compresa.
L’invisibilità non è solo una mancanza di visibilità mediatica, ma una condizione che attraversa il quotidiano professionale, i contesti istituzionali e lo sguardo della società. Sono invisibili quando le cose funzionano e improvvisamente visibili e spesso colpevolizzati – quando le cose si incrinano.
Ma altrettanto invisibili sono le famiglie che:
convivono con malattia o disabilità, che reggono interi sistemi di cura sulle proprie spalle, spesso senza riconoscimento, senza voce pubblica e senza reale sostegno.
diventano “servizi” informali: assistenza h24, coordinamento sanitario, mediazione nelle politiche pubbliche, pensate spesso sul singolo “utente” e non sul nucleo familiare;
mancano di visibilità nel discorso pubblico – dove la disabilità o la malattia emergono solo in chiave emergenziale o pietistica – e nei servizi, perché date per scontate: “tanto c’è la famiglia”
La casa diventa il luogo dove tutto accade, luogo di cura e solitudine, perché nessuno vede il carico emotivo, la fatica quotidiana, la rinuncia a lavoro, relazioni, tempo personale, eppure vivono una cronicità senza fine, non un’emergenza
temporanea
Parallelismo con l’invisibilità degli assistenti sociali
C’è un filo comune che lega le famiglie e gli assistenti sociali nel tema dell’invisibilità:
le famiglie sono invisibili perché “funzionano”
gli assistenti sociali sono invisibili perché “ci sono sempre”
Entrambi diventano ammortizzatori del sistema.
Quando reggono, non fanno notizia, quando cedono, diventano un problema. Le conseguenze? Per gli assistenti sociali demotivazione e senso di svalutazione professionale, per tutti, famiglie comprese, burnout e isolamento nel lavoro
quotidiano
Invisibilità e disuguaglianze
Non tutte le famiglie affrontano la malattia o la disabilità allo stesso modo: chi ha risorse economiche resiste di più, chi ha reti familiari regge meglio, chi è solo, anziano, migrante o fragile scivola prima. L’invisibilità amplifica le disuguaglianze e trasforma la cura in una questione privata anziché collettiva.
Rendere visibile questa realtà non significa denunciare soltanto, ma restituire dignità a un lavoro di cura che tiene in piedi il welfare senza essere riconosciuto.
Come dare perciò voce all’invisibile?
Ecco qualche spunto di riflessione:
Raccontare il lavoro sociale senza violare la privacy
Dare importanza dello storytelling professionale
Identificare il ruolo dei social media nella visibilità professionale
Scrivere per farsi riconoscere: blog, articoli, interventi pubblici
Parlare di lavoro sociale al di fuori delle emergenze
Fare rete tra assistenti sociali
Partecipare al dibattito pubblico e istituzionale
Rafforzare il ruolo degli Ordini professionali nella visibilità

Si è svolto il 12 dicembre 2025, ad Anzio, presso l’Hotel Lido Garda, il convegno dal titolo “Prendersi cura delle persone non autosufficienti: chi, come, perché si assistono?”, promosso dallo Studio Professionale Progresso Sociale – Consulenza Sociale e Formazione. Un appuntamento di grande rilevanza sociale che ha acceso i riflettori sul tema della non autosufficienza, coinvolgendo istituzioni, professionisti del settore e studenti.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di sensibilizzare e informare la comunità del territorio di Anzio sulle complesse dinamiche che legano la persona non autosufficiente, la famiglia e il contesto sociale. Un confronto aperto e multidisciplinare che ha messo in evidenza il valore della cura come responsabilità collettiva.
Ampio spazio è stato dedicato alle figure professionali impegnate nell’assistenza, tra cui Operatori Socio Sanitari (OSS), Operatori Socio Assistenziali (OSA), assistenti familiari per gli adulti e OEPAC per i minori con disabilità. I relatori — la Dott.ssa Loretta Giacomozzi, il Dott. Ugo Albano e l’Operatore Socio Sanitario Marco Marinacci — hanno offerto contributi qualificati, illustrando competenze, ruoli e criticità di un settore fondamentale per il welfare locale.
Particolarmente toccante la testimonianza della caregiver familiare Mara Guidi, intervistata dal Dott. Ugo Albano, che ha raccontato con coraggio le difficoltà quotidiane e il profondo valore umano del prendersi cura. Di grande spessore anche l’intervento dell’Avv.ta Laila Perciballi, Garante degli Anziani e Cavaliere della Repubblica Italiana, che ha sottolineato come la cura rappresenti un valore civile fondato sui principi della solidarietà, della gentilezza e della responsabilità sociale.
Significativo il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Gavio Apicio Colonna Gatti Anzio–Nettuno, che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con professionisti del settore, al di fuori del contesto scolastico, comprendendo l’importanza e il valore sociale della figura dell’Operatore Socio Sanitario.
Tra gli ospiti, l’Arch. Dervis Nanni, Presidente della Cooperativa Sociale “Il Sorriso” di Imola (BO), intervistato dalla Dott.ssa Giacomozzi, ha portato l’esperienza di un territorio evoluto nel sociale, raccontando il modello delle comunità gestite dalla cooperativa e offrendo uno sguardo innovativo sull’assistenza.
Sono intervenuti inoltre il Sindaco Aurelio Lo Fazio, la Dirigente Scolastica Prof.ssa Renata Coppola e il Consulente Direzionale Vincenzo Pepe. Presenti all’evento anche l’Assessora all’Istruzione Alessandra Ciotti e le Consigliere Comunali Simonetta Pagliaricci e Gesualda Rosa Audino. Il convegno è stato moderato dal Dott. Giovanni Del Giaccio.
A chiudere i lavori, la Dott.ssa Loretta Giacomozzi ha ribadito il ruolo centrale della formazione come strumento imprescindibile per migliorare la qualità dei servizi alla persona, sottolineando l’importanza di formare professionisti consapevoli, competenti e sensibili, capaci di operare con responsabilità in ambiti tanto delicati quanto essenziali per il progresso sociale.
DIRITTI UMANI, UNA PROMESSA NON MANTENUTA
Nella storia dell’uomo, i diritti umani sono universalmente conosciuti, esistono trattati globali che li sanciscono, la coscienza morale collettiva li riconosce, eppure vengono continuamente ignorati, scavalcati o, peggio, violati.
Perché? È colpa della globalizzazione, della mancanza di sanzioni efficaci, dell’abuso di comportamenti impropri, a livello politico e civile? L’interrogativo è aperto e lascia spazio ad ampie riflessioni.
Nel nostro quotidiano, siamo testimoni purtroppo di regimi autoritari che reprimono libertà di stampa e di espressione, laddove oppositori politici e difensori dei diritti spesso subiscono pesanti ritorsioni e persecuzioni, rischiando persino la vita.
Ancora, i media ci presentano come il pianeta sia tormentato da crescenti disuguaglianze economiche, con milioni e milioni di persone che vivono in povertà estrema, senza accesso a cibo, cure o istruzione; dove migranti e rifugiati sono discriminati pure all’interno di Paesi che si definiscono democratici, vedendosi negare persino il diritto all’asilo e a condizioni di vita dignitose.
Persino i cosiddetti diritti di “terza generazione” – cioè quelli inerenti solidarietà, ambiente e pace – sono ampiamente disattesi. Crisi climatiche, conflitti armati e tecnologie invasive di sorveglianza della nostra privacy, minano costantemente il nostro vivere quotidiano.
Il quadro attuale non è incoraggiante, anzi possiamo definirlo davvero sconfortante.
Per il diciannovesimo anno consecutivo, assistiamo al declino nella libertà a livello mondiale: nel 2024, ben 60 Paesi hanno visto peggiorare le libertà civili e i diritti politici, a fonte di un miglioramento solo in 34 Nazioni (Fonte: Freedom in the World 2025).
I conflitti armati e le guerre prolungate in Ucraina e Palestina, nonché in Siria, Yemen, Sudan, Libia, Afghanistan hanno intensificato le violazioni di diritto umanitario internazionale, causando fame, morte, sfollamenti e catastrofiche distruzioni.
Eppure, il percorso verso la proclamazione e il riconoscimento dei diritti umani, con l’affermazione della libertà e della democrazia, era iniziato ben duemila anni prima della nascita di Cristo!
UN PO’ DI STORIA
Prima della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), adottata dall’ONU, in cui si riconosce dignità, libertà e diritti civili, sociali, economici e culturali, il cammino verso il riconoscimento dei diritti umani è suggellato dalle seguenti tappe significative: (Fonte UNESCO/Consiglio d’Europa)
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Codice di Ur-Nammu (circa 2050 a.C ) e Codice di Hammurabi 1780 a.C (Mesopotamia): tra i primi codici di norme e pene, anticipando l’idea di tutela legale .
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539 a.C. – Cilindro di Ciro, uno dei primi atti di riconoscimento dei diritti fondamentali, in cui il re persiano proclama libertà religiosa e uguaglianza.
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Grecia classica: filosofi stoici come Aristotele e Cicerone sviluppano il concetto di diritti naturali, diritti universali superiori al diritto positivo dello Stato.
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1215 – Magna Carta, che ridusse il potere del re e assicurò diritti legali fondamentali, come il giusto processo, anche se inizialmente riservati alla nobiltà.
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Petizione dei Diritti (1628): riaffermò principi come l’habeas corpus e l’opposizione alle detenzioni arbitrarie .
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Illuminismo (Locke, Grozio, Montesquieu) promosse l’idea di diritti naturali inalienabili che divennero base di documenti fondanti.
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Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti (1776): affermava che tutti gli uomini nascono uguali e dotati di diritti inalienabili.
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Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (Francia, 1789): sanciva libertà, uguaglianza, e diritti civili fondamentali.
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Movimenti per il suffragio femminile e i diritti del lavoro emersero nel XX secolo; si svilupparono anche sistemi di tutela per le minoranze .
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Nazioni Unite (1945): nate dopo la Seconda Guerra Mondiale, per promuovere pace e diritti umani .
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Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) (1966–1976): concretizza il diritto a giusto processo, libertà di espressione, partecipazione politica ecc. .
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Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950): con la CEDU, è stato introdotto un sistema giuridico sovranazionale con la Corte di Strasburgo per tutelare i diritti individuali.
SPUNTI DI SPERANZA E AZIONI INDIVIDUALI
Abbiamo visto come la situazione sia grave e complessa, per la convergenza di crisi politiche, ambientali, tecnologiche e umanitarie.
Comunque, la battaglia non è persa, anzi. Associazioni come Amnesty International sottolineano come la stragrande maggioranza dei cittadini del mondo credono nei principi fondamentali di democrazia e libertà e molti attivisti si battono con coraggio e determinazione, anche a rischio della propria vita.
Anche le aziende hanno iniziato a contribuire in modo significativo con politiche che rispettino i diritti umani lungo l’intera filiera produttiva e garantendo condizioni di lavoro dignitose attraverso la Corporate social Responsibility.
E noi? Come possiamo contribuire concretamente anche noi, affinché sia salvaguardato il rispetto dei diritti umani nel mondo?
Innanzitutto, attraverso l’informazione e la consapevolezza, diffondendo la cultura dell’educazione a questi i temi in famiglia, a scuola, nel lavoro, nei gruppi sociali; attraverso il consumo responsabile, scegliendo prodotti di aziende che rispettano l’ambiente e i loro dipendenti; attraverso la solidarietà digitale, firmando petizioni online e utilizzando i social media per sensibilizzare su violazioni ed emergenze, creando contenuti e condividendo video e testimonianze, anche supportando campagne di denuncia e intervento legale.
Anche il nostro contributo, pur se piccolo, può contribuire a costruire una società più tollerante, inclusiva e. soprattutto, libera.
TUTELA DEGLI ANIMALI: LA NORMATIVA E LE IMPORTANTI NOVITA’
Il tema del rispetto e della tutela degli animali nel mondo è molto ampio e tocca aspetti etici, ambientali, giuridici e culturali.
Sempre più persone e istituzioni riconoscono che gli animali non sono semplici risorse a disposizione dell’uomo, ma esseri viventi dotati di sensibilità, capaci di provare dolore, piacere e paura. La protezione dei loro diritti è quindi una sfida globale che coinvolge governi, associazioni e cittadini.
Se da un lato assistiamo negli ultimi anni ad una crescita della sensibilità verso i diritti degli animali e alla nascita ed affermazione in tutto il mondo di movimenti per il benessere animale, secondo l’ONU, la biodiversità è a rischio: circa un milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione a causa di attività umane, come deforestazione, caccia, pesca intensiva, inquinamento, cambiamento climatico.
Miliardi di animali vivono in allevamenti intensivi con gravi problemi di benessere, come spazi ridotti, assenza di stimoli, pratiche dolorose. Inoltre, per quanto riguarda la fauna selvatica, il bracconaggio e commercio illegale di specie esotiche minacciano ecosistemi e sicurezza.
Ma anche se pensiamo agli animali da compagnia, da noi così tanto amati, constatiamo che in molti Paesi mancano regolamentazioni sul possesso, la cura e la lotta all’abbandono, questo perché in alcuni paesi gli animali hanno forti tutele legali, in altri sono considerati ancora solo “beni” o “proprietà”.
La situazione in Italia
In Italia, la tutela degli animali è sancita sia da leggi nazionali che da norme europee. La Costituzione italiana, nel 2022, ha riformato l’articolo 9, riconoscendo la loro importanza per le generazioni future. Il Codice penale ha previsto il maltrattamento e l’uccisione di animali sono reati punibili con sanzioni pecuniarie e pene detentive (Legge n.189/2004) e riconosce gli animali come esseri senzienti, con tutela giuridica autonoma (Titolo IX Bis).
. La Legge n.281/1991 stabilisce il divieto di soppressione dei cani randagi e promuove la sterilizzazione e l’adozione.
Inoltre, recentissima e molto importante, è la Legge 6 giugno n.82, (la cosiddetta Legge Brambilla) entrata in vigore dal 1 luglio 2025 che inasprisce le pene per i maltrattamenti, le uccisioni e i combattimenti tra animali. Anche la normativa sulla responsabilità delle imprese (DL 231/2001) è aggiornata includendo reati contro gli animali nel catalogo dei reati, presupposto che significa che le aziende possono essere sanzionate per reati che ledano gli animali. Non è altresì consentito tenere i cani alla catena o strumenti simili che impediscano il movimento, salvo motivi sanitari o temporanee ragioni di sicurezza. Sempre nel 2025, Il Ministero della Salute ha resa obbligatoria l’anagrafe (SINAC) per gli animali da compagnia.
Per quanto riguarda l’adesione alle norme europee, il nostro Paese applica regolamenti UE sul benessere degli animali da allevamento, sul trasporto e sulla sperimentazione scientifica, limitandone l’uso e promuovendo metodi alternativi.
Numerose associazioni come ENPA, LAV, Legambiente e WWF Italia svolgono un ruolo cruciale nel soccorso degli animali, nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e nella promozione di leggi più severe.
La tutela degli animali nel mondo
A livello internazionale, la protezione degli animali è regolata da convenzioni, accordi e iniziative locali che mirano a contrastare il bracconaggio, la deforestazione e l’estinzione delle specie.
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ONU e Unione Europea: Promuovono politiche globali contro il traffico illegale di specie protette (Convenzione CITES – Convention on International Trade in Endangered Species – del 1973) e per la salvaguardia della biodiversità.
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Paesi virtuosi: Alcuni Stati, come Svizzera, Germania e Austria, hanno inserito nella Costituzione il riconoscimento degli animali come esseri senzienti.
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Sfide globali: In molte aree del mondo, tuttavia, persistono pratiche di sfruttamento come caccia alle balene, allevamenti intensivi, commercio di fauna selvatica e utilizzo degli animali in spettacoli (circhi, corride).
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Organizzazioni internazionali: Enti come WWF, Greenpeace, PETA e IFAW operano per salvaguardare habitat naturali, proteggere specie a rischio e promuovere stili di vita più sostenibili.
Per una nuova coscienza e consapevolezza
La tutela degli animali è una responsabilità collettiva che richiede l’impegno di governi, comunità scientifica e cittadini.
Servono assolutamente leggi più severe contro maltrattamento e abbandono, aree protette e parchi naturali per preservare l’habitat, campagne educative per sensibilizzare le nuove generazioni, adozione responsabile degli animali domestici e soprattutto nuove forme di consumo consapevole (ridurre carne, scegliere prodotti certificati cruelty free), per promuovere un modello di sviluppo più sostenibile e compassionevole.
Le leggi sono fondamentali, ma da sole non bastano: è necessaria una maggiore educazione al rispetto degli animali, perché solo attraverso una cooperazione internazionale sarà possibile garantire agli animali un futuro libero da sfruttamento e sofferenza, preservando al tempo stesso l’equilibrio del nostro pianeta.
25/09/2025
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